Silenzio arbitri: mossa antistress ancora utile?

novità silenzio giornata arbitriIl silenzio imposto agli arbitri è tornato nei giorni scorsi ad essere argomento di discussione grazie alle parole del presidente dell’associazione di categoria Marcello Nicchi durante la trasmissione Radio Anch’io Sport del 20 Marzo.nella quale l’interessato ha negato che, al momento, sia presente la serenità necessaria per permettere agli arbitri di parlare pubblicamente delle loro decisioni.

“Avevamo chiesto serenità nel giudicare, nel dire, nello scrivere, nel diffondere e purtroppo non è accaduto. Ognuno ha pensato ai propri interessi e non al bene del calcio e alla tranquillità degli arbitri, alla violenza che si può generare con dichiarazioni sbagliate. Dietro a fisiologici e pochi errori, qualche società ne ha approfittato per giustificare i mancati obiettivi raggiunti, qualche allenatore ha pensato più al rinnovo di contratto e qualche editore ne ha approfittato per vendere qualche copia in più dimenticando che così abbiamo fatto del male all’immagine del calcio italiano. Ci sono state partite bellissime, intense, ricondotte a un episodio, a un fallo laterale, a un rigore, cose che accadranno sempre anche quando ci sarà la tecnologia. Con la Var non ci sarebbero state le polemiche di Juve-Milan? Lo vedremo, forse daranno la colpa ai registi“. le parole di Nicchi in merito ma le sue considerazioni sono andate oltre…

Nicchi ha infatti dichiarato che l’interruzione di questo silenzio “Ora non è possibile perché verrebbe ripresa mezza frase e verrebbe ricondotta a qualcosa che non è la verità. Semmai gli allenatori dovrebbero parlare un po’ di meno e magari un giorno si potrebbe arrivare a far parlare allenatore e arbitro insieme. Chi non ha parlato in questo periodo di partite belle da vedere non conosce il calcio, non conosce il regolamento. Abbiamo fatto degli errori come li fanno i calciatori e gli allenatori ma credo che abbiamo anche la sensazione che il calcio al suo interno non sia così compatto come dovrebbe essere, si vedono cose che non si dovrebbero vedere, come le proteste. Ieri, per esempio, i giocatori hanno protestato di meno e gli arbitri hanno arbitrato meglio. Più si mettono gli arbitri nelle condizioni di serenità per operare, più crescono e operano meglio. Mi è dispiaciuto sentire dire che un arbitro serio e intelligente fischiava la fine dieci secondi prima (il riferimento è qui a quanto accaduto in Juventus – Milan). Vogliamo forse tornare ai tempi in cui si fischiava il fallo di confusione?”.

Le parole del presidente dell’associazione italiana arbitri contengono però una proposta che potrebbe fungere da soluzione: “Non si può assistere a quelle scene in cui l’arbitro viene circondato dai giocatori per protestare. Ci sono casi in cui a fine partita l’arbitro non può nemmeno rientrare negli spogliatoi e prendere un te’, perché viene fermato per recriminare. Tutto questo toglie serenità, non può continuare così. Proporremo che in questi casi venga dato il cartellino giallo ai capitani, così da responsabilizzarli rispetto al comportamento della squadra”.

Aldilà dei begli intenti che sembrano essere alla base della decisione di mantenere il silenzio mediatico per gli arbitri un dubbio mi rimane: è un silenzio a difesa di uno stato emotivo o di uno status super partes che si crede possa essere minato (entrambe comprensibili)?

Ma soprattutto: non sarebbe meglio interrompere in certi casi questo silenzio e permettere agli arbitri di difendersi da eventuali attacchi?

Dimitri Petta

Le dichiarazioni sono riprese da Sportmediaset

 

 

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