Serie A pronta alla “riforma delle pay tv”? Pro e contro…

pay tvQualche giorno fa ho letta una notizia che mi ha lasciato dentro due sensazioni diverse, una delle quali è sicuramente collegata anche alla problematica di cui ho parlato nello scorso post: secondo una notizia apparsa sul sito calcioefinanza.it, infatti, la Lega Serie A starebbe pensando di limitare, per il triennio 2018 – 2021, la possibilità di trasmettere le partite in diretta da parte delle pay tv escludendo dall’elenco delle gare a disposizione tutte quelle che si disputeranno la Domenica alle ore 15 (e forse non solo). Inoltre si starebbe pensando di tornare ad una Serie A a 18 squadre (eliminando i turni infrasettimanali) ed aumentare in particolari occasioni le fasce orarie in cui giocare i match a 7.

Il portatore e rilanciatore di questa idea è stato il direttore generale del Bologna, Claudio Fenucci.

Il possibile pro – Più affluenza di pubblico allo stadio e diversa distribuzione dei diritti tv

La limitazione delle partite trasmettibili dalle pay tv potrebbe portare ad una maggiore affluenza delle persone allo stadio (salvo le problematiche già citate) e, insieme al ritorno ad una Serie A a 18 squadre  (che in tutta questa storia rappresenterebbe il “ritorno al passato”), forse porterebbe anche una più equa spartizione degli introiti derivanti dai diritti tv, più simile a quello già adottato dalla Premier League inglese, ma attenzione: non è tutto oro quel che luccica…

 Il contro – Disabili, stadio e pay tv: il nesso c’è ma (forse) non si vede

Se la notizia (e dunque l’idea) da cui siamo partiti diventasse una concreta decisione, infatti, non posso negare che la cosa mi darebbe anche non poco fastidio e non perché io sia un amante delle pay tv in generale: semplicemente perché, per esperienza personale, so che non tutti i disabili hanno la possibilità di andare allo stadio ed una decisione come questa andrebbe principalmente a discapito di queste persone.

Volendo proseguire in questo senso il ragionamento seguito nello scorso post, infatti, questo significherebbe anche  (ma non solo, è giusto specificarlo per correttezza) impedire ai disabili più gravi ed a quelli che magari per altri motivi personali non possono andare allo stadio di poter vedere la maggior parte delle partite disputate dalla loro squadra del cuore.

Qui mi chiedo e vi chiedo semplicemente se questo sia giusto, in ogni accezione si voglia prendere la domanda: per me sinceramente no, perché essere disabili non vuol dire dover essere messi in difficoltà, anzi…

E voi sareste pro o contro?

Dimitri Petta

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