Doping – La legge (purtroppo) non è uguale per tutti

luciano moggi atletico leggeSapevo che tra i vari Paesi (e talvolta tra le sentenze di uno stesso Paese) la legge fosse diversa e quindi i vari casi vengono trattati in maniera diversa, ma mai mi sarei aspettato che la stessa cosa avvenisse anche nel calcio ove esistono regole Mondiali o Continentali che, almeno teoricamente, dovrebbero essere uguali per tutti.
Chiarisco subito che mi sto riferendo alle regole antidoping e più precisamente ai casi di positività alla cocaina.

Nel 2014, infatti, l’allora calciatore del Carpi Fabio Concas era stato trovato positivo a tale sostanza durante un controllo antidoping e squalificato nonchè pecuniariamente sanzionato dal Tribunale Nazionale Antidoping per due anni con la seguente sentenza:”Nel procedimento disciplinare a carico di Fabio Concas (tesserato FIGC), visti gli artt. 2.1 e 4.2 delle previgenti Norme Sportive Antidoping, ha inflitto all’atleta due anni di squalifica, a decorrere dal 13 dicembre 2014 e con scadenza al 12 dicembre 2016, prevedendo una sanzione di euro 2.000,00 e condannandolo al pagamento delle spese del procedimento quantificate forfetariamente in euro 378,00 e disposto che la presente decisione sia comunicata all’interessato, all’UPA, alla WADA, alla FIFA, alle FIGC ed alla società di appartenenza”.

A questo era logicamente seguita la rescissione contrattuale con la società attualmente neopromossa in Serie A e, vista la comunicazione di tale decisione agli organi internazionali, ci si sarebbe aspettato che anche al di fuori dei nostri confini la ” legge ” si sarebbe applicata nello stesso modo, ma a quanto pare, non è stato così.

E’ infatti di oggi la seguente notizia battuta dall’agenzia Ansa:

(ANSA) – LONDRA, 9 SET – Un calciatore della Premier League non è stato squalificato, né ha subito alcun provvedimento disciplinare, nonostante fosse risultato positivo alla cocaina. La federcalcio inglese ha deciso di non punire Jake Livermore, riconoscendogli “straordinarie” circostanze attenuanti. La positività del giocatore dell’Hull City risale a maggio, pochi giorni dopo la morte del figlio, appena nato.

Ora, pur potendo comprendere che la morte di un figlio possa comportare vari problemi emotivi e psicologici, non capisco però come questo possa essere una “straordinaria circostanza attenuante” per la positività al doping e nel caso specifico alla cocaina.

La legge dovrebbe essere uguale per tutti e quindi la squalifica ci doveva a mio avviso essere anche nei confronti di Livemore: magari non lunga quanto quella di Concas, se proprio gli si voleva riconoscere un’attenuante, ma una punizione esemplare è giusta per tutti coloro che commettono illeciti.

Opinione personale, ovviamente

Dimitri Petta

Precedente Parma Calcio 1913: esordio vincente e... di rigore Successivo Serie A a sorpresa? Non del tutto...

Lascia un commento

*