Quando il calcio “insegna”: una storia di vita vera

crocblogIn questo post voglio parlare un po’ di me, della mia storia e di come io, dalla mia posizione e condizione fisica vedo la vita ed il calcio.

Intendiamoci: che l’argomento di questo blog sia il calcio in varie sfaccettature è evidente ma l’accezione “A ruota libera” non è solo da intendersi in quel senso visto che io vivo a ruota libera anche fisicamente anzi, permettetemi la battuta, a ruote libere.

Detto questo, arrivo al punto del post: dalla mia condizione fisica, per certi versi sicuramente negativa e fastidiosa, ho imparato ad osservare meglio il mondo che mi gira intorno e questo mi ha aiutato a capire che in ogni cosa negativa, per ripartire (perché si può sempre ripartire almeno moralmente, fidatevi) bisogna trovare la briciola di positività che, anche se ben nascosta, c’è sempre in tutto.

Cosa c’entra questo col mondo del calcio? Apparentemente nulla, lo riconosco, ma per me questo modo di pensare è stato molto importante specialmente una volta che ho capito che col calcio giocato in senso stretto, quello dei ragazzi normodotati (parola che rispetto ma odio), non avrei potuto più aver nulla a che fare direttamente: la cosa che può apparire strana è che l’ho capito quando, a 12-13 anni, mi sono rotto una gamba a causa di una pallonata presa giocando a calcio stando sulla mia sedia a rotelle.

Da quel momento ho iniziato a vivere anche il calcio in un altro modo: continuo a giocare a calcio qualche volta con gli amici stando più attento ma soprattutto ho iniziato ad osservare ed a farmi, da autodidatta, la mia “cultura tecnica” sul calcio: anche questa volta il poter osservare è stato fondamentale e la teoria di cui sopra ha funzionato.

Oltre a questo, la mia condizione mi ha permesso di conoscere e stringere un rapporto “particolare” con la mia squadra del cuore, rapporto che continua anche grazie a Canale Genoa, ma questa è un altra storia…della quale magari un giorno vi parlerò

Stay Tuned

Dimitri Petta

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