Calcio e disabili: c’è molto da fare

disabili Moviola testata rosa pesiIn passato mi è già capitato di occuparmi di un problema che mi sta molto a cuore come quello dell’accessibilità dei disabili negli stadi italiani e posso dire di averlo fatto sotto vari punti di vista.

Qualche giorno fa anche il tg satirico più famoso della tv italiana, “Striscia la notizia” si è occupato di questo tipo di problemi, benché l’abbia fatto limitandosi allo stadio “Giuseppe Meazza” di Milano ed allo Stadio Sant’Elia di Cagliari io, nel vedere quelle immagini, non ho potuto fare a meno di chiedermi come sia possibile che in impianti dove giocano squadre di Serie A e nei quali si sono svolte partite importanti sia a livello nazionale che internazionale, i disabili  (intendendo con questo termine le persone su sedia a rotelle) non riescano a vedere comodamente la partita, ma siano anzi penalizzati dalla loro posizione rispetto al terreno di gioco.

La stessa domanda, se si conoscessero bene le situazioni, potrebbe sorgere spontanea anche per altre problematiche simili sempre relative ai rapporti disabili – stadio: si potrebbe infatti partire dall’esempio fornitoci dal posizionamento dei posti riservati alle persone in sedia a rotelle, come nel caso milanese ed in quello cagliaritano, per poi passare al numero di posti riservati a queste persone (dipendente anche dalla capienza degli stadi, è vero, ma comunque non privo di importanza, ndr) od anche all’organizzazione legata ai parcheggi riservati alle persone diversamente abili, altro problema non da poco anche se troppo poco spesso citato e non solo per quanto riguarda gli stadi (e mi sono riferito qui a problematiche generiche a titolo esemplificativo)

Siamo nel 2016 e credo che nella società attuale i disabili debbano essere messi in condizione, nei limiti del possibile, di usufruire di tutti i servizi e le possibilità di cui le persone normodotate usufruiscono nel corso della propria vita e credo che quella di andare allo stadio e vedere, senza barriere architettoniche, la partita della propria squadra del cuore, per quanto non sia certamente la priorità assoluta, possa tranquillamente far parte del sopra citato gruppo di situazioni.

Ed anche se sono consapevole che la “storia” non finisce qui, non riesco a non farmi nuovamente una domanda che mi ero già posto in passato  su altre questioni sempre legate al rapporto stadio – disabili: non sarebbe il caso di ridiscutere i parametri che definiscono il disabile per la FIGC e che Federazione, Leghe e società si attivino tutte insieme per rendere più semplice l’accesso agli stadi a tutti i disabili?

Dimitri Petta

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